
Deep Purple e Led Zeppelin: basta la parola, come diceva una vecchia pubblicità, per avere l'ispirazione giusta nel creare una band di hard rock, riprendendone lo stile e la lezione che ne hanno dato nel corso della loro carriera. I Black Country Communion però non hanno badato a spese e per rendere ancora più affine il loro sound ai maestri del passato, hanno pensato bene di prendere il figlio di John Bonham degli Zep, Jason, alla batteria. Non solo, per rendere più appetibile il tutto, all'appello non può mancare il vocalist e bassista Glenn Hughes, già nei Deep Purple, periodo 1973-1976, e nei Black Sabbath per l'album del 1986 "Seventh Star", un uomo che quando lo vedi non puoi fare a meno di notare quella tipica faccia da rocker gaglioffo, nonché la smagliante forma fisica per un sessantenne, che ti porta a considerare che il rock fa bene, altroché. Non è finita qui però, il supergruppo, di questo alla fine si tratta, si è dotato delle dita più veloci del west alla chitarra, ovvero Joe Bonamassa, mentre a far le veci di John Lord alle tastiere, c'è Derik Sherinian ex Dream Theater e Planet X. La loro è una miscela dei due gruppi guida dell'hard rock, ma non solo; la voce di Hughes fa venire i brividi se ripensi a Bon Scott degli AcDc, a volte sembra posseduto dallo spirito del cantante australiano, talmente lo ricorda nella voce. L'album, il loro secondo uscito lo scorso Giugno, è fatto da brani potenti con dei riff memorabili, gli assoli rimangono per fortuna sotto il livello di guardia, ci sono ma sono al posto giusto e senza strafare, i riferimenti, inutile dirlo sono quelli dei gruppi citati, con una spruzzatina di Black Crowes - qui si potrebbe aprire il dibattito, ovvero un gruppo di reduci dell'hard rock che in una canzone sembrano i Black Crowes che a loro volta si rifanno ai gruppi dei seventies - ma visto che il produttore è Kevin Shirley che ha lavorato giusto con i Corvacci Neri, oltre che con gli Aerosmith e i Led Zep, ci sta. La band prende il nome dalla zona industriale delle Midlands inglesi, tra Birminghan e Wolverhampton, luogo di nascita e crescita di Bonham e Hughes, dove tra miniere di carbone e fabbriche, l'hard rock ha sempre trovato terreno fertile. Peccato che qui da noi non c'è niente di simile, pensate che band sarebbero uscite fuori dalle Saline di Volterra o da qualche miniera del Sulcis.
Musica di pancia quindi, niente elucubrazioni, ascoltare ad alto volume please, basta questo.
Vai Glenn, dacc'i'sound !
5 commenti:
Avevo già apprezzato l'anno scorso il primo album, poi quando c'è glenn hughes compro a scatola chiusa.
Grande band, sembra la coalizione di governo: c'è il vecchio capo in smagliante forma fisica che canta, ci sono i vecchi democristiani e socialisti riciclati agli strumenti, e c'è pure il Trota alla batteria :)
@allelimo
e dai, esci dalle sale da tea e fatti 'na birra !
Mai stato in una sala da tea, e purtroppo la birra è ormai sull'elenco delle bevande gasate proibite... :(
Visti dal vivo quest'estate dopo John Mayall (e io che pensavo che l'headliner fosse lui, sigh). Non sapevo manco chi fossero, dopo una canzone sarei voluta fuggire...non me ne sono andata per una questione di principio: cazzo, il biglietto non l'avevo decisamente pagato due lire!
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